Prima della Scala: Andrea Chénier, torna il repertorio verista

Andrea Chenier

Il Sovrintendente Alexander Pereira lo asserisce con vigore, il maestro Riccardo Chailly (che per la Decca incise già nel 1982, con Luciano Pavarotti, Montserrat Caballé e Leo Nucci) ne è convinto interprete e, consequenzialmente, con “Andrea Chénier” prosegue a tappe serrate il progetto di valorizzazione del repertorio italiano da parte del massimo teatro d’opera.

Con questa prima “verista” dedicata a Victor de Sabata nel cinquantenario della scomparsa, sotto la dirtezione di Chailly il capolavoro di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica torna dunque alla Scala in un allestimento di Mario Martone con scene di Margherita Palli e costumi di Ursula Patzak. Nel ruolo da cui il titolo è Yusif Eyvazov, Anna Netrebko è interprete di Maddalena di Coigny, Luca Salsi è Gérard, Annalisa Stroppa è la Mulatta Bersi e Mariana Pentcheva è la Contessa di Coigny. Le luci sono affidate alla cura di Pasquale Mari, mentre Daniela Schiavone ha in carico la coreografia.

Con il dramma di “Andrea Chénier”, poeta martirizzato dal Terrore a soli 32 anni, i riflettori del 7 dicembre si accendono su un titolo del repertorio verista e l’unico precedente risale al 1963, quando Gianandrea Gavazzeni diresse L’amico Fritz e Cavalleria rusticana nel centenario di Mascagni. E proprio Cavalleria rusticana, insieme a Pagliacci, era l’unico titolo rimasto nel repertorio scaligero.

Ripercorrendo “l’albo d’oro” troviamo la prima rappresentazione assoluta di Andrea Chénier, quarta opera del ventinovenne Umberto Giordano, in quel del 28 marzo 1896. A dirigere quello che sarà un grande successo è Rodolfo Ferrari. La eco è immediata anche all’estero. Appena un anno dopo la prima, il 5 febbraio 1897, “Andrea Chénier” è rappresentato in lingua tedesca per otto serate allo Stadttheater di Amburgo, direttore è Gustav Mahler che non esitò a definirlo “una delle nuove opere di maggior effetto”.

Per l’opera della consacrazione scaligera Giordano aveva collaborato con Luigi Illica, il librettista di Puccini che conosceva gli ardori libertari per aver fatto parte in gioventù di una brigata garibaldina, creando un capolavoro di efficacia drammatica e slancio musicale, che nella partitura ingloba dettagli sonori cari alla Rivoluzione francese, quali rulli di tamburo, canti patriottici, danze aristocratiche e perfino accenni alla Marsigliese. Per restare a contatto con il suo librettista, Giordano si cercò un alloggio nell’edificio in cui abitava, in via Bramante 39, e dovette accontentarsi di dormire in un deposito di lapidi e monumenti funerari. Il risultato di tante fatiche fu il melodramma eroico per eccellenza – con le sempre sottese aspirazioni sociali e politiche del libretto elevate a pretesti per mettere in scena una romantica storia d’amore – spinto in palcoscenico verso atletismi vocali che finirono per alimentare gli immancabili equivoci in sede critica.

Per ogni prima di Sant’Ambrogio che si rispetti complementare è il parterre de rois che, salvo disdette dell’ultim’ora, comprende il presidente del Senato, Pietro Grasso, il ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan , il ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, la sottosegretaria di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, il commissario europeo per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, l’ungherese Tibor Navracsics. E ancora, Eliana de Sabata, figlia del direttore a cui è dedicata la serata, l’attrice Margherita Buy.

Infine, pensando a chi non potrà essere presente alla prima delle prime, l’appuntamento anche quest’anno con la diretta su Rai1 e nei cinema sparsi per il mondo.

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